541 dighe italiane, una risorsa o un pericolo? Lettera aperta ai parlamentari italiani

mag 28th, 2009 | Di Francesco | Categoria: Associazione G. Masi, Comunicati, Energia/Ambiente/Clima

Oggi è stato registrato un forte terremoto nel mondo, in Honduras, di magnitudo 7.1 della scala Richter. Subito è scattata l’allerta Tsunami, che al momento sembra scongiurata, ma che ha permesso di allertare i cittadini dell’Honduras, Belize e del Guatemala.
Dopo il grave Tsunami in Indonesia molto è stato fatto per evitare che pericoli così gravi – ma nn difficili da individuare – colpissero di sorpresa migliaia di cittadini nel mondo.

Ora torniamo in Italia. Se un terremoto, invece, dovesse colpire il nostro paese vicino ad una delle 541 dighe italiane, i cittadini interessati da un’eventuale inondazione della acque fuoriuscite dalla diga verrebbero avvertiti? Purtroppo la risposta è negativa: non c’è un sistema di allerta per le dighe italiane, che in caso di problemi, pericoli o rotture della struttura, permetta di avvertire in pochi minuti i cittadini che si trovano sotto la diga o nelle immediate vicinanze.

Sarebbe sufficiente un software che invii, per esempio, un sms per avvertire della rottura della diga, così da dare un vantaggio, di pochi minuti, ai cittadini rispetto alla furia distruttrice delle migliaia di tonnellate di metri cubi d’acqua fuoriuscite dalla diga.

L’Enel e Bertolaso tranquillizzano la popolazione affermando che la diga di Campotosto è sotto osservazione (e le altre 540?) e questa è certamente una buona notizia ma chiedo: se dovesse esserci una rottura alla diga chi avvertirebbe – nel giro di pochi minuti – tutti i cittadini? E se ciò avvenisse di notte? Verrebbero tutti lasciati al loro destino?

Francesco D’Ambrosio - Associazione radicale di Bologna Giorgiana Masi

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3 commenti
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  1. Non solo.
    L’Ente che vigilava sulla sicurezza delle 541 dighe italiane (Registro Italiano Dighe – RID) è stato chiuso e “diluito” nel Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con conseguente efficacia operativa che sta rapidamente avviandosi allo zero. Il Motivo? Trasferire al ministero i proventi delle attività di controllo versati dai Concessionari delle dighe al RID, in modo da alimentare i magri stipendi delle migliaia di dipendenti di quel dicastero ed assumere amichette e amichetti dei vari direttori generali (vedere il sito del ministero).
    Firmato: un ingegnere del soppresso Registro Italiano Dighe, ora “peone” del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

  2. Grazie per il contributo.
    Intanto vi informo che in un quotidiano abruzzese è stato pubblicato un articolo sulla nostra iniziativa.
    http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=21018&page=1

  3. [...] risposta alla lettera aperta “541 dighe italiane senza sistemi di allerta per i cittadini” pubblicata alcuni giorni [...]

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